Venerdì 13 giorno funesto o fortuna molesta? | Cena con delitto

Venerdì 13 giorno funesto o fortuna molesta?

Venerdì 13 giorno funesto o fortuna molesta?

Venerdì 13 è una data funesta, si sa, ma perché? Nell’antica Roma i mesi erano divisi in due parti; secondo la lunghezza la data di confine era il 13 o il 15. In entrambi i casi si parlava di Idi. Erano i giorni di Giove, giorni di festa. In particolare a febbraio si svolgevano i Lupercalia dedicati a Luperco, dio della fertilità. Difficile immaginare questi riti come un momento di malasorte, ma era tanto tempo fa…

Frutti indigesti

Molto dopo, il 13 febbraio del 1633, Galileo arriva a Roma per il processo dell’Inquisizione. Era domenica, in questo caso, anche se la religione cattolica ha messo del suo nel conferimento della sfortuna sia al venerdì che al tredici. Secondo la tradizione dell’abito, che qui “fa” il monaco, di venerdì è avvenuto un po’ di tutto: dal diluvio universale alla crocefissione di Gesù, senza dimenticare la mela di Eva. Passi anche il diluvio, c’erano già i profeti intenti a raccogliere dati, ma ai tempi di Eva che senso aveva il computo dei giorni? Però il venerdì era dedicato a Venere che non era ben vista dalla chiesa, ma se quella bisognava mandarla giù, tanto ormai era passata, la mela di Eva fu troppo indigesta, pena: cacciati per sempre dal banchetto divino. Sarà per questo che non si sta in tredici a tavola? O per un’altra cena finita male?

Il bacio della Morte

Venerdì 13-sfigaDodici gli apostoli e uno lo tradì con un bacio. Ma il tredicesimo non era un apostolo, era lo stesso salvatore. Giuda Iscariota non era “in più” e infatti i Vangeli degli Apostoli parlano all’inizio di undici rimasti dato che Giuda si suicidò dopo il tradimento. Verrebbe da chiedersi il significato di questa morte. Fuor di provocazione: se il compito del figlio di dio era risorgere, senza morire, come avrebbe potuto? In questo senso vediamo che già da prima il tredici era un numero magnetico, non necessariamente funesto, di sicuro temibile. E infatti, a proposito di morte in epoche precedenti l’avvento del cattolicesimo, restando in ambito esoterico ecco l’arcano: la Morte, la tredicesima carta detta anche “senza nome”. Nei tarocchi egiziani — simboli archetipici della sapienza esoterica raccolta nel Libro di Thot — al tredicesimo posto cosa troviamo? L’Immortalità. È una contraddizione solo apparente, perché la Morte è spiegata come tutto quello che deve finire per rinascere, in pratica: risorgere. Se compare capovolta, soprattutto, segna la fine di un periodo nefasto. In questa chiave il tredici è quasi di buon auspicio, fermo restando che augurare la morte, sia pure come premessa a una rinascita e vita migliore, potrebbe non essere gradito a chiunque.

Non si falciano le tappe

Ancora in tema di sapienza antica, nella Cabala il numero 13 è associato anche alla fortuna discutibile: vincite eclatanti, guarigioni miracolose, realizzazioni frutto della buona sorte più che dell’impegno personale. Il punto sembrerebbe questo: la fortuna senza patimenti è mal vista, genera invidia. Niente per niente, la nuova vita va sudata e anche parecchio. Mai seguire l’esempio – tanto per scomodare uno qualsiasi – di Filippo II, padre di Alessandro Magno che ebbe la malaugurata idea di accostare una sua stata alle dodici che rappresentavano le divinità dell’Olimpo. La tredicesima statua fu di troppo. Agli dèi non piacque e la sorte, nelle sembianze di una guardia del corpo del sovrano, lo freddò. Insomma, morire per rinascere sì, ma saltare sull’Olimpo senza neanche una vita sofferta, così, da re a dio, non si può. La Morte degli arcani − quindi l’Immortalità − deve essere patita, non è per chiunque e non si tagliano le tappe, altrimenti cala la falce indispettita!

Un nome che fa paura

film venerdì 13Essendo una paura antica e ben radicata, non poteva restare senza nome alla corte delle fobie. Triscaidecafobia è il termine coniato dallo psichiatra Isador Coriat nell’opera Abnormal Psycholgy. Ma il mondo è vasto – e si muove – e questa paura, come per gli arcani, ha il suo capovolgimento. In Tibet e in Cina, per esempio, c’è un’avversione altrettanto tenace per altri numeri, ma il tredici è considerato di buon auspicio anche per l’analogia con la pronuncia, san, traducibile con “vivere” o “sopravvivere” nel senso di “superare”.

E allora è tutto un altro discorso, perché, senza saltare le tappe – sia mai pena la falce! – un conto è augurare di superarsi, vivere meglio e così via continuando a vivere, un altro di morire, poi si vede. Superstizione o no, per quanto non tutti – mi ci includo – condividano o si riconoscano in un augurio come “buona vita”, bisogna ammettere che a parità di interpretazione, se il senso è la rinascita, “buona morte” è un pochino contorto. Poi, essendo anche il numero delle fortune improvvise, si dovesse realizzare proprio questa grazia e attirare anche l’invidia!

… E se partecipassi a una cena di venerdì 13? Sarebbe sicuramente una cena con delitto! Scopri i dettagli QUI.

Elisa Mazzieri

Sono Elisa, mi piace viaggiare, raccogliere, inventare e raccontare storie, Mi piace disegnare, giocare con le parole e i numeri e trovare l'imprevisto nel consueto

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

x

Informativa sui cookie

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy.
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie.