La signora in giallo: no J.B. Fletcher? No cadavere | Cena con delitto

La signora in giallo: no J.B. Fletcher? No cadavere

La signora in giallo: no J.B. Fletcher? No cadavere

Almeno una volta tutti abbiamo visto un episodio de La signora in giallo. Jessica Fletcher ha saputo farci compagnia per circa un’ora, nella quale veniva presentata una situazione, ci scappava il morto, un innocente veniva arrestato e lei, con il suo intuito, negli ultimi 10-15 minuti risolveva il caso, scagionando il poveretto di turno e affidando alla polizia il vero assassino.

Gli “indizi” e le “prove” del grande successo dell’amatissima serie

La musica ha da sempre giocato un ruolo fondamentale nella mesa in onda: composta da John Addison, porta il titolo inglese del telefilm, Murder, She Wrote Main Theme, ed è rimasta invariata per quasi tutte le stagioni, eccezion fatta per quelle in cui la detective più ruffiana d’America abbandona la macchina da scrivere per convertirsi alla tecnologia del computer. Nel nostro Paese, la RAI non trasmise mai la sigla iniziale non per intero, ma optò per il taglio del finale, preferendo un fermo immagine sul titolo della serie in italiano.

Altro elemento must è il finale, che vede immancabilmente un primo piano di Jessica mentre ride. Leitmotiv, questo, ripreso anche da Facebook, su cui di recente sono stati creati numerosi gruppi dedicati alla fortunata serie, al personaggio della scrittrice e al fatto che ovunque ci sia lei ci scappi il morto. D’altronde, come negare l’evidenza… No J.B. Fletcher? No cadavere, potrebbe recitare lo slogan, sulla falsa riga di quello del Martini.

Come succede per ogni serie TV degna di successo, così anche i più fanatici delle (dis)avventure della moderna Agatha Christie hanno effettuato un minuzioso lavoro di analisi dei dati, riguardandosi più volte le puntate ed andando a caccia di quelle “prove” a favore delle loro tesi. Due sono gli interessanti particolari emersi da questo studio quasi ossessivo.

Il primo, legato alla dinamica dei casi, dimostra chiaramente che nessun ispettore, nessun commissario e nessun detective riesce ad effettuare una corretta indagine senza l’aiuto della scrittrice. Se fin qui c’eravamo arrivati tutti, il passo successivo, è un’esclusiva di pochi, che hanno voluto leggere il cosiddetto “messaggio tra le righe” riferito all’inefficienza delle forze dell’ordine statunitensi. Nonostante si tratti di fiction, per gli americani c’è del vero in ogni pellicola, che sia questa per il grande schermo o per la televisione.

Il secondo dato emerso, invece, è decisamente più divertente, sebbene in parte sconvolgente: Cabot Cove, il paesino di 3500 abitanti che si affaccia sull’Oceano Atlantico, risulta essere la cittadina (seppure immaginaria) con una densità di omicidi altissimi. La media è di circa 6 morti l’anno, e circa il 2% degli abitanti è stato eliminato in modo violento.

Questo, forse, può anche aver influito negativamente sull’indice degli ascolti, che durante l’ultima puntata in cui Jessica è alle prese con un cadavere trovato in un network radiofonico, crollarono in modo vertiginoso dall’ottavo al sessantacinquesimo posto. Poco importa, visto che ancora oggi la bionda detective in grado di trovare sempre un taxi così facilmente anche nella trafficata New York durante l’ora di punta e di avere al suo servizio qualcuno a cui puntualmente chiedere un passaggio, è un’icona intramontabile che ha il dolce e rassicurante volto di Angela Lansbury.

Krizia Ribotta

Giornalista, blogger e autrice con la passione per il cinema, la lettura e i viaggi. Pubblica articoli dal 2009, da quando ha iniziato a scrivere per giornali e blog italiani e americani, con cui continua a collaborare. Autrice di un libro per il sociale, si occupa di viaggi e promozione culturale, scrivendo di storie, confidenze e tradizioni che profumano di terre lontane.
Tra le grandi collaborazioni, quelle con Il Messaggero, l'International New York Times e il Los Angeles Magazine.

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