JOHN LENNON: LA FINE DI UN MITO | Cena con delitto

JOHN LENNON: LA FINE DI UN MITO

JOHN LENNON: LA FINE DI UN MITO

L’8 dicembre 1980 verrà ricordato come il giorno in cui la musica ha perso uno dei suoi più grandi interpreti: John Lennon. Ma la sua morte non è dovuta, come quella di molte rockstar, ad abuso di alcool o droga. La sua morte è un omicidio.

JOHN LENNON: IL GIORNO DELL’OMICIDIO

È l’8 dicembre 1980, è una fredda mattina d’inverno e John Lennon esce dalla sua residenza, il palazzo Dakota a Manhattan, New York. Con lui c’è l’amico fotografo Paul Goresh, e ad attenderlo qualche fan desideroso di una foto o un autografo dal cantante. Tra questi c’è anche il suo assassino, Mark Chapman , che gli fa firmare una copia del disco Double Fantasy, l’ultimo prodotto dall’artista. Per un’assurda coincidenza Goresh ne approfitta per scattare qualche foto, e una ritrae proprio Lennon e Chapman. La giornata del cantante prosegue alla Record Plant Studio, lo studio di registrazione dove lavorava all’epoca.

Trascorrono le ore, Mark Chapman, è ancora davanti al Dakota ad aspettare che Lennon rincasi. Lo fa alle 22.51. La macchina sulla quale viaggiava si ferma davanti al lussuoso palazzo e ne scendono Lennon e la moglie, l’artista giapponese Yoko Ono. Chapman, capisce che è arrivato il momento di agire. Si avvicina, lo chiama: “ Ehi, Mr Lennon!” , e non  appena l’uomo si gira, Chapman fa esplodere cinque colpi dal suo revolver calibro 38. Uno lo manca ma gli altri quattro vanno a segno colpendo in pieno John Lennon, che dopo aver fatto qualche passo, stramazza al suolo dicendo: “I was shot” (Mi hanno sparato).

I primi ad accorrere sulla scena sono due agenti di pattuglia, Steve Spiro e Peter Cullen, i quali capiscono subito la gravità delle ferite (un proiettile aveva colpito l’aorta). Decidono di non aspettare l’ambulanza e caricano il corpo privo di conoscenza sulla loro auto, per portarlo al più vicino ospedale, il Roosevelt Hospital. John Lennon venne dichiarato morto alle 23.07.

Nel frattempo l’assassino, dopo aver sparato e lasciato a terra la sua arma, aveva estratto dal suo zaino una copia de Il giovane Holden di Salinger e si era messo a leggere, pienamente consapevole dell’azione che aveva appena compiuto. Non oppose resistenza all’arresto e durante uno dei successivi interrogatori, dichiarò che buona parte della sua persona si sentiva Holden Caulfield (per l’appunto il protagonista de Il giovane Holden), l’altra piccola parte era invece il diavolo. Dalle successive dichiarazioni emergerà poi, che si era già precedentemente recato a New York sempre con lo scopo di uccidere Lennon, ma di non esserci riuscito. Le cause del suo folle gesto furono principalmente due: ottenere attenzione e punire Lennon, che conducendo una vita lussuosa, andava contro gli ideali che aveva sempre cantato e manifestato. Chapaman venne accusato di omicidio di secondo grado e condannato a una pena minima di 20 anni. Nonostante le diverse richieste di scarcerazione sulla parola nei successivi anni, queste sono state sempre respinte.

JOHN LENNON: IL SUO ASSASSINO

Lennon ChapmanAll’epoca dell’omicidio, Mark David Chapman aveva 25 anni. Era un cittadino americano e l’ultimo lavoro che aveva svolto, era quello di guardia giurata ad Honolulu, nelle Hawaii. Non aveva avuto vita facile: suo padre era solito picchiare sua madre, lui stesso era stato tossicodipendente e aveva alle spalle un ricovero in una clinica per malati di mente. Racconta che allora, era ossessionato dal libro de Il giovane Holden, il cui protagonista era diventato una fonte di ispirazione antisociale. L’altra sua grande passione erano i Beatles, in particolare John Lennon. Arrivò addirittura a sposare nel 1979 una ragazza americana di origine giapponese, Gloria Hiroko Abe, solo perché gli ricordava Yoko Ono. Quello che si sa di Chapman, è che era un fervente cristiano e la sua rabbia era scattata con l’ascolto di God, una canzone di Lennon in cui affermava l’inesistenza di Dio. Questo concetto era stato poi ripreso in Imagine, dove il cantate auspicava ad un mondo senza religioni. Sempre in questa traccia, andava contro alla proprietà privata, cosa ineccepibile a Chapman che vedeva Lennon come un miliardario che viveva nel lusso, al contrario di quello che predicava. Aveva quindi deciso che Lennon dovesse venire punito, e a farlo, sarebbe stato proprio lui.

Non tutti però concordano sul fatto che Chapman abbia pianificato tutto da solo. Secondo una teoria cospiratoria, Chapman era solo un burattino plagiato nelle mani di qualcuno più potente, la CIA. Questa ipotesi è stata spiegata da Phil Strongman che contesta diversi fatti riguardanti Chapman. In primis che un ossessionato di Lennon e dei Beatles non avesse in casa nemmeno un disco o un libro di questi. Secondo, che se Chapman era alla ricerca della celebrità non avrebbe avuto senso proclamarsi subito colpevole. Strongman sostiene invece che Chapman fosse stato addestrato dalla CIA e poi indotto a fare quel gesto sotto ipnosi, pratica che si riteneva la CIA compisse in quegli anni sui suoi addestrati. Un’altra cosa che non quadra al giornalista, è perché non furono fatti test sull’omicida una volta arrestato, nonostante manifestasse tutta quella calma e le indagini furono condotte in maniera molto sommaria. Si presume che la destra più attivista del partito americano abbia ordito contro Lennon per il suo forte riscontro sul pubblico riguardo la sua contrarietà alla guerra in Vietnam e al suo fervore nel proclamare idee pacifiste. I fascicoli sulla morte di Lennon rimangono ancora inaccessibili e non si spiega come Chapaman, nonostante la condanna di 20 anni, sia ancora rinchiuso in una prigione. Quello che è certo è come dichiarava Lennon: you may say I’m a dreamer…buti I’m not the only one.

JOHN LENNON: LA SUA EREDITA’

Il corpo di John Lennon venne cremato e parti delle sue ceneri sparse nell’Oceano Pacifico. Non c’è una vera e propria tomba dell’artista. Il suo colossale patrimonio, su volere dello stesso, fu diviso tra Yoko Ono e il figlio Sean, avuto da Yoko. John aveva disposto anche che una parte andasse al suo primo figlio Julian, avuto da un precedente matrimonio.

In seguito al tragico evento, come spesso accade, l’ultimo album inciso da Lennon, Double Fantasy, fece un balzo nelle vendite e così anche i suoi precedenti lavori. Negli anni successivi, ci furono molte iniziative per celebrare e ricordare l’artista. Molti altri colleghi musicisti gli dedicarono pezzi o lo omaggiarono nei loro concerti; solo per citarne alcuni: Elton John, i Queen, gli ex Beatles stessi.  Furono pubblicate poi alcune raccolte postume, l’aeroporto di Liverpool ha preso il suo nome e nel 2007 Yoko Ono ha inaugurato vicino a Reykiawik, l’imagine peace tower, un monumento a lui dedicato.

Nonostante siano passati più di trent’anni dalla morte, John Lennon è ormai diventato un’icona immortale nella storia della musica mondiale e le celebrazioni del suo estro e delle sue idee pacifiste continueranno ancora e ancora.

Arianna Venegoni

Curious girl in progress. Involved in communication. I love writing, reading, travelling, good music and movies. Australia in my ♥!
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