"Dieci piccoli indiani" di Agatha Christie: tributi e parodie nei film | Cena con delitto

“Dieci piccoli indiani” di Agatha Christie: tributi e parodie nei film

“Dieci piccoli indiani” di Agatha Christie: tributi e parodie nei film

Il romanzo di Agatha Christie Dieci piccoli indiani, traduzione italiana dell’originale And there were are none, è tra i gialli più citati nella trasposizione filmica cinematografia e di parodie. Uscito nel 1939 con un numero di copie vendute stimato intorno alle centomila, si colloca al diciannovesimo posto della classifica dei migliori romanzi gialli di tutti i tempi.

Il celebre Invito a cena con delitto (titolo originale Murder by Death) di Roger Moore è tra i film più noti ispirati al romanzo. Qui, i cinque investigatori invitati alla cena, rappresentano altrettante caricature di famosi detective sia letterari che cinematografici. I loro nomi sono evidenti burle, peraltro facilmente riconoscibili, dei cugini famosi. Le azioni, anche, scimmiottature ben riuscite.

Quello che si perde nella versione italiana è soprattutto il gioco di parole che, se tradotto alla lettera, perde il senso del ridicolo e della caricatura stessa. Tra le tante, la scena del dialogo tra i coniugi Charleston e il maggiordomo Jamesignora dove, nell’originale, alla richiesta di quale sia the father’s name, ovvero il cognome, dopo varie incomprensioni la risposta del maggiordomo “Howard, Howard Bensonmum”, intraducibile. Nel cognome infatti ci sono il figlio son, il padre Ben e la madre mum. Verrebbe quasi da pensare alla parodia per eccellenza della triade familiare. Chissà se fosse nell’intenzione dell’autore? La versione italiana, invece, fa perdere questa sfumatura, la domanda viene tradotta : “Lei si chiama?”, e la risposta: “Jamesignora Ben Signore”.

In ogni caso Invito a cena con delitto non ha nulla da invidiare all’originale Dieci piccoli indiani. Ovvero, l’idea della resa parossistica del romanzo ha avuto numerosi epigoni e in diversi generi. Ricordiamo il film Tutti defunti… tranne i morti di Pupi Avati, e persino una rivisitazione porno Ten Little Maidens (il cui titolo non è stato tradotto), che propone una versione hardcore del romanzo.

Ma non solo, a proposito di tinte forti e censura, molti ricorderanno il cartone animato Lamù, uno dei tanti Manga censurati per il carattere erotico e riadattato in una riduzione fruibile da spettatori non ancora adulti, almeno in Italia. Nel 72esimo episodio della serie italiana, che corrisponde al 98esimo in Giappone, ritroviamo ancora una imitazione dell’idea del film di Moore. Anche se qui la questione si fa più complessa, infatti, la puntata in causa si intitola E poi non rimase nessuno, ovvero traduce alla lettera il titolo del romanzo di Agatha Christie. Si potrebbe parlare di un doppio tributo, quindi, alla nota autrice di gialli e al film di Moore.

Inoltre, questa esemplare puntata, utilizza come lietmotiv una filastrocca di Mamma Oca. Qui sono gli amici di Ataru che, con il proposito di punirlo per i suoi comportamenti, fingono di morire a turno. Rispetto all’originale della Christie ci sono molteplici piani di intersezione. Innanzitutto la filastrocca stessa. Il titolo del romanzo, infatti, si riferisce alla filastrocca dei dieci poveri negretti che muoiono uno alla volta, e in modo parallelo muoiono gli invitati alla cena misteriosa.

A tal proposito, non è chiara la sostituzione dei “negretti” con i “piccoli indiani” nel titolo. Con amara ironia si può solo supporre un evitamento della questione della schiavitù, di cui i negretti della filastrocca, cambiandoli con gli indiani le cui sorti, sia se si pensi all’India che agli Stati Uniti, entrambi ampiamenti colonizzati dall’Inghilterra, dovrebbero destare meno vergogna o pudore in quanto sono semplicemente rimossi.

La filastrocca di Mamma Oca ha come protagonisti gli animali e questo è il filo conduttore anche della puntata di Lamù. Ma qui, come si accennava, i piani si mescolano in diverse direzioni. Infatti, se gli amici di Ataru vogliono punirlo per i suoi comportamenti, l’intenzione non è omicida, ma di recupero. Attraverso quella che gli stessi amici definiscono una “terapia shock”, vogliono che si ravveda, che si veda da fuori. Che guardi la sua rimozione, usando la metafora di rimosso e fissazione. C’è anche, tra i vari, un personaggio che si traveste da doppio di Ataru e qui ci sarebbe ancora da scomodare una lunga serie di antecedenti, ma proseguiamo invece comodi verso il finale che vede Ataru impazzito e suicida, ricalcando alla lettera il romanzo.

Naturalmente, anche se si tratta di un Manga, non è privo di morale, anzi: il protagonista è in realtà vivo e vegeto e pronto a blandire l’infermiera in ospedale, scatenando così l’ira di Lamù che lo fulmina con le sue scossette elettriche e tutto ritorna nella norma. In sostanza Ataru non è guarito dalla sua fissazione, ancora restando in metafora psicanalitica, e meno male, verrebbe da dire. Tutto finisce bene comunque, come nelle fiabe e come nelle fiabe e nei miti, e la rappresentazione della morte e della follia hanno lo scopo di esorcizzare la paura delle stesse.

Per concludere, qui si trovano concentrate la parodia di Dieci piccoli indiani, espressa come idea dal film di Moore, i contenuti morali e il richiamo alla Nèmesi espressi nel romanzo originale. Nèmesi che è rappresentata in ogni epoca dell’umanità, a partire dal teatro greco e proseguendo attraverso la fiaba orale e scritta, così come in tutte le religioni che, da questo punto di vista, differiscono tra loro solo a un livello di superficie.

E se il romanzo di Agatha Christie ispirasse anche una cena con delitto? Per saperne di più, cliccare QUI.

Elisa Mazzieri

Sono Elisa, mi piace viaggiare, raccogliere, inventare e raccontare storie, Mi piace disegnare, giocare con le parole e i numeri e trovare l'imprevisto nel consueto

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