Cene, delitti e ricette | Cena con delitto

Cene, delitti e ricette

Cene, delitti e ricette

A proposito di cene, crimine e delitti, se il giallo è spesso associato al cibo, Il cuoco, il ladro, sua moglie e l’amante (The Cook, the Thief, His Wife and Her Lover) film diretto da Peter Greenway nel 1989, fa di questi elementi non solo il contorno, ma il main course. In una costruzione raffinata e grottesca insieme, non consente pause tra una portata e l’altra, anzi, propone il cibo ai suoi livelli estremi: appetibili e rivoltanti.

Per Greenaway, l’ossessione per la corporeità è un liet motiv presente dalle tragedie di Seneca alle composizioni erotiche di drammaturghi inglesi del Seicento come Thomas Kyd e John Webster. In questo film, il cibo e l’ossessione – per il corpo e per il cibo – sono scenario e attori stessi. Sublime quanto raccapricciante, mai banale, il cibo, nei suoi parossismi, è usato per creare vere e proprie composizioni pittoriche, nello stile del regista, come sfondo alla trama.

La scena oltre il delitto

Nel film di Greenaway, Le Hollandais è più che una scena del delitto. Il noto criminale Albert Spica cena ogni sera nel rinomato ristornate londinese di cui è comproprietario con lo chef, immancabilmente francese, Richard. Qui, accompagnato dalla sua banda e dalla moglie Giorgina, si può permettere nefandezze verbali e non, insultando moglie, commensali, personale del ristorante e persino altri clienti.

Bagni così puliti da poterci mangiare e…

scena della cena in bagnoAll’inizio Georgina subisce i maltrattamenti del marito che la umilia in pubblico senza opporsi — si intuisce che quanto avviene al ristorante sia niente in confronto al resto. In una delle tante cene, come un oggetto fuori posto nell’insieme chiassoso della coreografia, compare il libraio Michael.

È a un tavolo da solo, legge, stacca da tutto il resto. Uno sguardo tira l’altro, i due finiscono nei bagni delle signore dove vivono un rapporto molto intenso nel completo silenzio. Una pausa comprensibile dalla tracotanza verbale del marito di Giorgina ma anche dall’eccesso del ristorante dove, in una sorta di horror vacui, lo spazio fra i tavolini e la toilette è invaso da carrelli carichi di piatti decorati all’estremo. Valanghe di ciliegine su torri di alimenti inconciliabili per crolli disastrosi, tutto in tono con l’arredamento e gli avventori.

Anche nel bagno l’ambiente è abnorme: una grande stanza, bianca in ogni dettaglio, arredata come una sala da banchetto nuziale, corredata di tavolo rotondo, tovaglia elegante e carrello delle vivande. Da questo primo incontro, i due si ritroveranno ogni sera, grazie alla complicità del cuoco, nelle cucine del ristorante, che – fra carcasse di animali morti pronti per essere cucinati in pentoloni diabolici fumanti e strumenti poco riferibili all’ambito culinario – non ha niente da invidiare, in quanto a esagerazione, al resto. Come Giorgina e gli altri, Richard subisce ormai da tempo le angherie di Albert Spina e il suo aiuto alla coppia clandestina è l’occasione per rivalersi sull’insopportabile socio.

Cibo indigesto, chi la fa l’aspetti

Una delle scene principaliSolo dopo molti incontri di Giorgina col suo amante e sempre più sfacciati, Spina, informato dalla fidanzata di uno dei suoi, si accorge di cosa sta succedendo. Il cuoco riesce a salvarsi dalla furia del boss rifugiandosi in un furgone di carne avariata, per Michael non va altrettanto bene. Scovato il luogo dove i due amanti si incontrano, il magazzino dei libri di Michael, Spina lo uccide con particolare sadismo, costringendolo a ingoiare le pagine delle sue opere preferite. A questo punto, quando la malvagità di Spina sembra inarrestabile, c’è finalmente una inversione.

Una efferatezza indigesta, l’ultima, che chiama un digestivo altrettanto forte. Giorgina, libera dalla paura e decisa a vendicare il suo amante, d’accordo con Richard, farà cucinare il cadavere di Michael per poi costringere il marito a mangiarlo, prima di essere a sua volta sbranato in un finale da Totem e Tabù da tutto il clan – restando in metafora – degli oltraggiati.

Così, nel ristorante che è stato teatro di tutto, dall’inizio, si consuma anche quest’ultima portata, il cui potere liberatorio è decisamente superiore a quello di uno o più giri di qualsiasi ammazzacaffè.

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Elisa Mazzieri

Sono Elisa, mi piace viaggiare, raccogliere, inventare e raccontare storie, Mi piace disegnare, giocare con le parole e i numeri e trovare l'imprevisto nel consueto

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